lunedì 26 aprile 2021

Energia Sottile, cosa sarebbe?

Nel nostro procedere nel mondo delle pseudoscienze ci siamo imbattuti nel concetto di “energia sottile”, ma in cosa consiste questa definizione? Ravanando tra vari siti troviamo la sua definizione.

“Il nostro corpo fisico è reso vivo e vitale da una struttura energetica generalmente invisibile, ma reale, fatta di forza vitale, ovvero di energia sottile. Questa struttura, che possiamo chiamare corpo di energia sottile, è la “mente” e la memoria che guida il corpo fisico, i suoi organi, i suoi sistemi. Il corpo sottile è anche la guida degli stati di coscienza, delle emozioni, dei pensieri e della creatività. Quando esso è sano e carico di energia sottile, noi siamo sani e pieni di benessere. Quando si ammala, prima o poi, compaiono sintomi sgradevoli, malesseri ed infine malati”.

E ancora.

“L’energia sottile è prodotta da ogni campo di energia densa (elettricità, magnetismo, luce, calore, gravità, etc.) e anche da ogni essere vivente. I campi di energia densa, come l’elettricità ed il magnetismo, ne producono di due modalità diverse: Plus, che ha un effetto attivante sugli organismi viventi e Minus, che ha un effetto sedatorio e inibente.”

Per concludere

“L’energia sottile si presenta inoltre con altre due modalità: energia pura ed energia congesta o sporca. L’energia pura attiva e nutre il corpo di energia sottile, quella congesta può trasformarsi in sintomi sgradevoli, in malesseri e perfino in malattie. Le energie congeste sono prodotte da tutte le apparecchiature elettroniche”

Dulcis in fundo

“Si tratta non solo di energie di natura fisica, ma anche astrali e mentali.”

Ma dove ci porta questo pippone; direi che per primo sarebbe utile capire cosa si intenda, in campo scientifico, per “energia”.

“L'energia è la grandezza fisica che misura la capacità di un corpo o di un sistema fisico di compiere lavoro, a prescindere dal fatto che tale lavoro sia o possa essere effettivamente svolto”.[1]

Pertanto, è una grandezza ben definita e, cosa importante, misurabile.

Ovviamente ci sono innumerevoli forme di energia: chimica, nucleare, termica, elettromagnetica con altrettante innumerevoli fonti, ma cosa distingue una energia “densa” da una “sottile”: non riusciamo a capirla.
La scusa… pardon, il motivo addotto è che le energie sottili, allo stato attuale, non possono essere misurate, infatti, citando sempre quanto scritti su questi siti alternativi, leggiamo.

“Esistono tuttavia altri livelli di energia che semplicemente non possono essere ancora misurati a causa di strumenti non sufficientemente sofisticati.”

Abbiamo quindi tutta una disciplina che si fonda su un qualcosa che non possiamo misurare e che, almeno da un punto di vista di stretto metodo scientifico, non restituisce al ricercatore nessun elemento di osservazione. Sempre le solite grandezze non quantificabili, mannaggia. 
Guarda caso, esistono in commercio strumenti e sistemi che indirettamente (autentico gioco di prestigio) rivelano l’esistenza delle “energie sottili”: test Kiniesiologici, il Vega Test, la Macchina Mora, il Biotest. Saremmo curiosi di conoscere cosa restituiscano questi strumenti.

Diciamo che non siamo proprio partiti bene.

Forse questa “energia sottile” rimanda alla teoria ottocentesca della “vis vitalis” di Berzelius, valida quando ancora non si sapeva dell’esistenza di vita microscopiche e non si disponeva degli strumenti adatti a riconoscerle, altri tempi, la scienza ne ha fatta di strada.[2]
E anche vero che con il progresso della scienza, anche la pseudoscienza trova nuovi appigli, in questo caso, per rafforzare l’esistenza di questa fantomatica energia, abbondano i riferimenti alla Fisica Quantistica, ovviamente per dare una parvenza di serietà a tutta questa fuffa, vediamo alcuni esempi.

“La fisica quantistica oggi ci dice che quello che vediamo nel mondo fisico, non ha nulla a che vedere con il mondo “reale” sub atomico. Ogni oggetto, ogni essere vivente, persino il vuoto sono in realtà permeati di quantitativi molto grandi di energia sottile o potenziale.” [3]

Quasi corretto quanto scritto all’inizio, certo ci sfugge il termine “reale” riferito al mondo sub atomico (ci risulta tale anche quello sopra), ma la seconda parte appare poco chiaro cosa voglia dire. Dal punto di vista della fisica quantistica, il Principio d’Indeterminazione di Heisenberg, che vieta la determinazione simultanea con la stessa accuratezza e precisione di quantità di moto e posizione di una particella (o equivalentemente di energia e tempo di vita di uno stato energetico), impedisce che la misura dell'energia dello stato di vuoto dia come risultato un valore nullo, da intendersi come esattamente zero e poiché in meccanica quantistica le particelle possono essere descritte come quanti di opportuni campi (per es., fotoni per il campo elettromagnetico), anche il campo di vuoto può non avere stati a energia nulla, pertanto il vuoto quantistico viene definito come quello a energia minima, ma sui quantitativi “molto grandi” e peraltro “sottili” abbiamo qualche perplessità. 

Altra citazione, sempre dallo stesso sito, ma praticamente la troviamo uguale su tutti.

“I dottori Reich e Reichenbach dimostrarono che l’energia sottile si diffonde nell’universo grazie alla sua natura radiante; ogni organismo vivente l’assorbe dall’ambiente esterno e la irradia continuamente. Pertanto può essere irradiata da un oggetto e assorbita da un altro.”

Qui viene il bello, vengono citati due ricercatori, ma niente sul loro lavoro. Andando in giro per il web, pensiamo che si possano riferire al lavoro fatto dallo psichiatra Wilheilm Reich, il secolo scorso e che lo portò a creare la definizione di “energia orgonica”, un'ipotetica forma di energia che descrisse in alcuni esperimenti pubblicati alla fine degli anni trenta. Egli affermò che l'energia dell'orgone (o energia orgonica) permeava tutto lo spazio, era di colore blu e che certe forme di malattia erano la conseguenza dell'impoverimento o del blocco dell'energia all'interno del corpo.
La teoria dell'orgone è ritenuta inattendibile da tutta la comunità scientifica in quanto incompatibile con le attuali conoscenze scientifiche e priva di conferme sperimentali. [4]
L’altro potrebbe essere il filosofo tedesco Hans Reichenbach, le cui pubblicazioni sono piuttosto vaste, appare difficile quindi capire, esattamente dove ha dimostrato l’esistenza di queste “energie sottili”. 
È vero che ogni corpo assorbe e irradia continuamente energia, ma non c’è nulla di mistico, e il normale fenomeno che si ha essendo immersi in un campo elettromagnetico generato da diverse sorgenti: umane e naturali. Per cui abbiamo: riflessione e termalizzazione, tutti effetti ben conosciuti e spiegabili.
In definitiva, siamo alle solite, riferimenti presi a caso, decontestualizzati e riportati acriticamente in tutti i siti, solo fumo negli occhi di chi legge.

E per finire.

“La moderna fisica quantistica ci offre nuove e impressionanti definizioni di queste energie, arrivando per esempio, al calcolo matematico di una energia unificata che precede lo scorrimento trasversale elettromagnetico, di natura eterica (es. professori David Bohm e Aharonov sulla teoria dell’ordine intrinseco)”.

Ancora una volta saremmo curiosi di sapere: dove la “moderna fisica quantistica” definisce queste presunte “energie”, cosa si intenda con “calcolo matematico di una energia unificata che precede lo scorrimento trasversale elettromagnetico”, infine presupponiamo si riferiscano all’effetto Aharonov-Bohm, che è un fenomeno di meccanica quantistica in cui una particella carica è influenzata da campi elettromagnetici in regioni in cui tali campi sono nulli, effetto ampiamente dimostrato sperimentalmente ma che non ha bisogno di scomodare grandezze fisiche nascoste, le nostri attuali conoscenze lo spiegano ampiamente [5].

Oppure alla formulazione fatta dallo stesso Bohm all’inizio degli anni 80 e racchiusa nel suo scritto Wholeness and the Implicate Order [6], dove viene formulato il concetto di Implicate e Explicate order, per descrivere due diversi quadri per la comprensione dello stesso fenomeno o aspetto della realtà. In particolare, i concetti sono stati sviluppati per spiegare alcuni bizzarri comportamenti delle particelle subatomiche che la fisica quantistica fatica a spiegare. In particolare l’Entanglement quantistico, un fenomeno ancora poco chiaro in cui in determinate condizioni due o più sistemi fisici rappresentano sottosistemi di un sistema più ampio il cui stato quantico non è descrivibile singolarmente, ma solo come sovrapposizione di più stati. Da ciò consegue che la misura di un'osservabile di un sistema (sottosistema) determini simultaneamente il valore anche per gli altri. Per onestà dobbiamo scrivere che una miriade di fisici ha cercato di trovare una spiegazione soddisfacente del fenomeno, tra l’altro sperimentalmente verificato in una moltitudine di esperimenti: da Einsten a Dirac, da Bhor a Schrödinger senza però avere mai trovato una soluzione. [7]. In ogni caso nessuno di questi scienziati si è mai permesso di introdurre un concetto talmente sballato di “energia sottile”.
Dobbiamo fare attenzione anche al fatto che, nel mondo pseudoscientifico si usa la fisica quantistica applicandola a macrosistemi (il corpo umano per esempio) senza pensare che questa straordinaria branca che ha dato alla luce la fisica moderna è da intendersi funzionale sui microsistemi, sulle particelle elementari. Prove in laboratorio hanno dimostrato che quanto previsto da Planck all’inizio del 900 è al di là di ogni dubbio valido e ha permesso all’umanità in meno di un secolo uno sviluppo tecnologico senza precedenti nella storia umana. 

Per concludere, sempre in questi siti troviamo la spiegazione del tutto.

“Il sensore più’ efficace al mondo atto ad identificarle è il nostro stesso psicosoma.”

Ci siamo, la solita aria fritta:

1. nessun sistema di misura quantificabile;

2. nessuna teoria reale a supporto;

3. nessun effetto osservabile

Per cui tutta la pseudoteoria su un’energia sottile non ha nessun fondamento scientifico e non esiste nessun fenomeno che ne avvali la sua esistenza, tantomeno una sua applicazione in campo medico.

Riferimenti

[1] Vocabolario Treccani.

[2] http://www.pellegrinoconte.com/2017/04/14/omeopatia/

[3] https://www.erboristeriarcobaleno.com/energia_sottile.html

[4] Robert E. Butts, Sciences and Pseudosciences. An attempt at a new form of demarcation, in John Earman (a cura di), Philosophical problems of the internal and external worlds: essays on the philosophy of Adolf Grünbaum, Pittsburgh-Konstanz series in the philosophy and history of science, vol. 1, University of Pittsburgh Press, 1993, p. 163, ISBN 978-0-8229-3738-8.

[5] Y. Aharonov, Bohm D., Significance of electromagnetic potentials in quantum theory, in Phys. Rev., vol. 115, 1959, pp. 485–491, DOI:10.1103/PhysRev.115.485.

[6] Bohm, David (1980), Wholeness and the Implicate Order, London: Routledge, ISBN 0-7100-0971-2

[7] Aczel Amir D., Entanglement. Il più grande mistero della fisica, Raffaello Cortina Editore, Milano, 2004.



sabato 17 aprile 2021

Alimentazione sana, moda o necessità?

I tempi sono cambiati, le mode cambiano in tutti i campi e anche l'alimentazione a volte fa "tendenza". 
Basta guardarsi intorno, nei supermercati, negozi, ristoranti o bar, oppure facendo un giro sui social. Superfood, vegan, bio, km0, gluten-free, anti-aging sono solo alcuni esempi di termini o diciture entrati nel linguaggio comune, o stampati sulle confezioni di qualsiasi cosa (si parla di superfood anche nei cibi per cani).
Molte di queste saranno probabilmente delle mode passeggere, è vero, soprattutto per i più giovani che si lasciano influenzare da personaggi famosi che postano su instagram foto accattivanti di piatti sani, colorati e creativi, mostrando contemporaneamente il loro fisico statuario. D'altra parte gli influencer si impongono sui social in tutti i campi, ben venga anche sulla sana alimentazione. 
Sono tanti gli ashtag che possiamo trovare facendo un giro in rete #healthyeating, #cleaneating, #healthyfood, #instafood, #cibosano ecc, ai quali si contrappone l'altrettanto virale #foodporn, che allude a cibo goloso da mangiare con gli occhi.
In ogni caso al di là dei trends del momento, l'attenzione per un'alimentazione più salutare è cresciuta già da un pò di anni, complice una divulgazione scientifica sempre più presente, attraverso canali ufficiali come libri, tv, riviste, blog, o anche canali social, utilizzati non solo da personaggi famosi ma adesso sempre di più da esperti, medici nutrizionisti biologi ecc. 
Ecco, è proprio leggendo le loro pubblicazioni che abbiamo imparato che spesso l'industria alimentare ha condizionato le nostre scelte e i nostri gusti, ma è altrettanto vero che negli ultimi decenni, l'opinione di illustri professori dall'indubbia credibilita ha portato a una inversione di tendenza da parte dei consumatori e conseguentemente, da parte del settore industriale e ristorativo. 

-Ritorno all'integrale-

È il caso ad esempio del prof. Berrino (Istituto Nazionale dei tumori di Milano) e della sua campagna (sostenuta anche dalla rete) contro la farina bianca, che ha definito addirittura come "il più grande veleno della nostra alimentazione"... "un contributo all’insorgenza di gran parte delle patologie croniche che affliggono l’umanità"; stesso destino per lo zucchero raffinato o per il classico riso bianco o brillato. 
Questo ha contribuito, tra le altre cose, a far rifiorire sugli scaffali dei supermercati farine di ogni tipo, integrali o semi-integrali, di riso, di farro, riso o pasta integrale e poi un pullulare di merendine e biscotti "senza farine raffinate" "senza zuccheri aggiunti" (di queste ultime non avevamo bisogno). 
Forse la definizione di veleno è stata una posizione un pò estrema, forse non condivisa da tutta la comunità scientifica, ma questa scossa all'industria ha cambiato il nostro modo di fare la spesa, più attento alla qualità, e alla salute. Forse è solo una moda? Benvenuta! 

-Senza glutine-

E non dimentichiamoci dell'aumento delle vendite di prodotti senza glutine, i "gluten free", ora disponibili molto più facilmente in tutti i supermercati, o semplicemente di prodotti alternativi al grano: miglio, quinoa, amaranto, grano saraceno, i cosiddetti "falsi cereali". 

-Grano moderno-

All'avvento di questi ultimi prodotti ha contribuito tra gli altri, a livello internazionale, anche il libro del cardiologo americano William Davis, che nel suo libro best seller "la dieta senza grano", ci parla della "pancia da grano" e di come quest'ultimo sia il responsabile di diverse patologie moderne. In gran parte a causa dell'uso e abuso di vari prodotti da forno industriali e non, ma anche e soprattutto per colpa - da quanto emerge nel libro - del grano moderno: il cosiddetto "grano nano" . Una pianta che rispetto a quella dei nostri antenati pare non abbia conservato quasi niente, per via degli svariati incroci genetici che ha subito fino a renderlo più basso, più resistente al vento e al conseguente "allettamento" (caduta) e con un carico proteico maggiore per aumentarne la resa, data la maggiore richiesta, e per sfamare tutta la popolazione mondiale. 
Pioniere di quella che fu definita Rivoluzione Verde fu il genetista americano Norman Borlaug che proprio per il suo intento, riuscito, di ridurre la fame nel mondo, fu insignito del premio Nobel per la pace nel 1970. 
Anche questa è stata una campagna molto attiva sui social supportata a volte da verità scientifiche a volte no. Ad esempio si è molto diffusa online l'idea che la celiachia possa avere avuto origine proprio da questo aumento delle proteine contenute nel glutine a seguito delle modificazioni. È una teoria sicuramente interessante ma al momento non ci sono evidenze scientifiche ad accreditarla. 
E inoltre questa campagna mediatica contro il grano ha scatenato l'ennesima moda: la "glutenfobia". Ma attenzione, gastroenterologi, nutrizionisti, l'Istituto Superiore di Sanità e la stessa Associazione italiana celiachia sono tutti concordi: la dieta gluten free è una scelta alimentare poco salutare in assenza di una diagnosi di celiachia certa. 

-Senza olio di palma-

E che dire della battaglia contro l'olio di palma? Anche questa medica e mediatica ha portato l'industria a ridurre e/o eliminare questo ingrediente dai prodotti, molti dei quali dedicati alla prima infanzia. 

-Vegetarianesimo-

Quando pensiamo a medici "influencer" non possiamo non pensare al prof. Umberto Veronesi (già ministro della Sanità, Fondazione Veronesi) e alla sua campagna (ma sono tanti i medici concordi) contro la carne o per meglio dire a favore della riduzione drastica del consumo di carne rossa, soprattutto lavorata, associato da alcune ricerche all'aumento di specifiche tipologie di tumori. Questa sensibilizzazione sul consumo della carne è sicuramente molto importante non solo per la nostra salute come è ormai comprovato, ma anche per il nostro pianeta infatti la produzione incontrollata di carne rischia di privare la Terra di acqua potabile e di fonti energetiche. A queste ragioni ovviamente si aggiungono quelle etiche. 
Oggi vediamo un numero crescente della popolazione italiana che si dichiara vegetariana e vegana. Ma attenzione, bando al fai da te magari dettato dalle mode del momento; è fondamentale che lo schema alimentare venga stilato e deciso insieme a un nutrizionista per non incorrere in rischiose carenze. 
Su questa linea della sostenibilità, dagli Stati Uniti arriva, la dieta flexitariana, alla lettera vegetariana flessibile già adottata da molte star; è un regime alimentare prettamente vegetale che non esclude un consumo limitato di carni anche rosse. 

-Super food-

E per concludere questa carrellata di tendenze alimentari, mancano all'appello i già citati super food. Da sempre si parla di alimenti dalle tante proprietà benefiche, ma negli ultimi anni le più recenti ricerche scientifiche hanno portato alla luce un nuovo orizzonte nel campo dell'alimentazione, la relazione tra il cibo e il nostro DNA, il nostro genoma: il cibo "dialoga" con i nostri geni, influenza il nostro metabolismo e la nostra salute, manda cioè dei "messaggi" alle nostre cellule, di salute nel caso di cibo "sano", di malattia nel caso di cibo "sbagliato", incompatibile. Questo è quello che studia la scienza della nutrigenomica, unione tra genomica e nutrizione spesso associata alla nutraceutica anch'essa nata dall'incontro tra l'approccio nutrizionale e quello farmaceutico. 
Alla luce di questi nuovi orizzonti la scelta dei cibi che assumiamo diventa molto importante per la nostra salute; sicuramente alcuni alimenti sono più prodigiosi di altri perché ricchi di micro nutrienti e per le loro proprietà, "anti-aging", combattendo radicali liberi, infiammazione, stress. 
Una grande campagna di marketing ha però portato alla ribalta cibi a volte un pò esotici etichettati come superfood: bacche di goji, avocado, melagrana, semi di chia, zenzero, curcuma, alghe, semi di canapa, radice di ginseng, ecc. Forse un'eccessiva pubblicità verso alimenti che indubbiamente hanno buone proprietà ma non più di altri già presenti nella nostra alimentazione quotidiana: broccoli, barbabietole, frutti di bosco, mandorle, noci, frutta, verdura, legumi ecc. 
Ed è proprio per bloccare l’utilizzo spropositato di questo termine da parte delle aziende ai fini di marketing che l’Unione Europea dal 2007 ha vietato l’uso della denominazione superfood sulle confezioni. 
Inoltre come ci ricordano medici e ricercatori nessun cibo si può considerare miracoloso, pertanto il suo consumo peraltro irrilevante, non può metterci da solo al riparo da eventuali malattie; la prevenzione è importante anche a tavola, ma sempre nel contesto di un'alimentazione varia ed equilibrata e di uno stile di vita adeguato. Che beneficio potrebbe portare il consumo di curcuma o bacche di godji, se poi magari continuiamo a fumare, a bere o magari a ingozzarci contemporaneamente di patatine e dolciumi? 

E nel prossimo futuro? Quali saranno i trends alimentari ?

Ovviamente ancora cibi sani, sostenibili e "novel food":  una manciata di cavallette e il pranzo è servito.

lunedì 29 marzo 2021


Cristalloterapia, come dovrebbe funzionare?

Dopo avere scritto della “medicina quantistica”, rimanendo in campo medico, un’altra disciplina attira la nostra attenzione: la “cristalloterapia”.

Di cosa si tratta?

La “cristalloterapia” è una disciplina olistica che si prefiggerebbe di eliminare disfunzioni o malesseri mediante la collocazione di cristalli su determinati punti del corpo.
Secondo i sostenitori di questa pratica, ogni cristallo avrebbe una sorta di "campo energetico" proprio ed avrebbe la capacità di entrare in contatto con ogni forma vivente del regno animale, anch’esse in grado di generare un “campo elettromagnetico”. Il cristallo opererebbe nel corpo umano sui piani definiti come: "fisico-emotivo-mentale" e spirituale, riportando "equilibrio" e "armonia" e stimolando i processi di autoguarigione.

Cosa c’è di vero in tutto questo? Assolutamente niente, ma andiamo per ordine.

Circa la fantomatica “energia” emessa dai cristalli, nella più consolidata tradizione pseudoscientifica, non si ha un’idea chiara e precisa di cosa sia e ovviamente, si tiene a rimarcare, che esiste ma che attualmente non abbiamo la necessaria tecnologia per misurarla (ricordate le famose grandezze di cui abbiamo scritto nel primo articolo?).
Ci chiediamo allora: forse si confondono con le vibrazioni, che a livello atomico, ci sono all’interno della struttura cristallina? E che si traduce nello scambio di energia vibrazionale attraverso i “fononi”, quanti di onde sonore, che si propagano all'interno del solido.
Forse con le proprietà piezoelettriche di alcuni di loro, il quarzo per dirne uno, capaci di polarizzarsi, generando un campo elettrico, se sottoposti ad uno stress meccanico? Ma questi operatori olistici dovrebbero avere un’idea chiara di cosa significhi: frequenza di risonanza di un circuito RLC e che comunque dopo poco, in assenza di stimoli esterni, questi effetti decadono. Non ci è dato sapere, in tutti i siti si scrive solo di questa “energia” senza specificare altro.

Saremmo curiosi di sapere, se chi la pratica abbia un’idea, almeno di massima, cosa sia un “campo elettromagnetico” o come funzionino le equazioni di Maxwell.
Altro nodo è capire come questa “energia” possa interagire, con l’altra fantomatica “bioenergia” emessa da tutti gli esseri viventi, che alcuni nomano “aura” e che viene evidenziata, per esempio, tramite la fotografia Kirlian (altra bufala). Pur facendo violenza sulle nostre menti e ammettendo l’esistenza d’entrambe, sappiamo che generatori di campi magnetici ben più potenti, come quelli della Risonanza Magnetica Nucleare, non hanno alcun effetto sugli esseri umani, allora ci chiediamo: come è possibile che piccoli cristalli riescano a generare energie così intense da “guarire”? Domanda per adesso senza risposta.
Anche per questa disciplina, tutto l’armamentario pseudoscientifico viene tirato fuori: la Ayurveda, i chakra, l’olismo e compagnia bella. Si rimarca l’efficacia della cristalloterapia richiamando al fatto che le presunte proprietà terapeutiche dei cristalli erano già conosciute da: Egizi, Maya, Sumeri e altri antichi popoli, dimenticando però che in seimila anni la pratica medica, e la scienza in generale, ha fatto qualche passo avanti, scoprendo che antichi rimendi erano assolutamente inutili. In buona sostanza tutto quello che è caratteristico delle pseudoscienze: 

  • grandezze non quantificabili e non misurabili;
  • uso di termini scientifici a casaccio;
  • richiami al fatto che antiche popolazioni li usassero;
viene abbondantemente utilizzato.
Ci colpisce inoltre che, in generale, nei siti che pubblicizzano la cristalloterapia si trova scritto:

“La controindicazione principale per coloro che si accingono a sperimentare la cristalloterapia è rappresentata dalla possibilità che chi soffre di determinate patologie trascuri le tradizionali terapie, di comprovata efficacia, per affidarsi a terapie alternative.”

Ergo, ci chiediamo, perché allora spendere soldi in una terapia, che evidentemente, non ha nessuna comprovata efficacia?
Anzi al contrario alcuni esperimenti hanno mostrato che non ha alcuno affetto benefico sugli esseri umani, al di sopra del mero effetto placebo. [1]

Per esempio, quello trasmesso in diretta televisiva, in cui James Randi sottopose un'esperta di cristalli ad un esperimento, basato sul metodo del doppio cieco, dimostrando l'assoluta assenza di qualsiasi effetto su un essere umano, che potesse essere attribuito ai cristalli.[2]
Interessante è stato il lavoro esposto nel 2001 dallo psicologo French e i suoi colleghi del Goldsmiths College dell'Università di Londra, alla Conferenza annuale del centenario della British Psychological Society a Glasgow, sull'efficacia della guarigione con i cristalli.[3]
Per lo studio, a 80 partecipanti è stato chiesto di meditare per cinque minuti tenendo in mano un vero cristallo di quarzo o un finto cristallo che credevano fosse reale. Prima di meditare, la metà dei partecipanti era pronta a notare qualsiasi effetto che i cristalli potessero avere su di loro, come formicolio nel corpo o calore nella mano che regge il cristallo.
Dopo aver meditato, i partecipanti hanno risposto alle domande sul fatto che sentissero degli effetti dalla sessione di guarigione con i cristalli. I ricercatori hanno scoperto che gli effetti riportati da coloro che detenevano cristalli falsi durante la meditazione non erano diversi dagli effetti riportati da coloro che detenevano cristalli veri durante lo studio.
Molti partecipanti, in entrambi i gruppi, hanno riferito di aver sentito una sensazione di calore nella mano che regge il cristallo o un finto cristallo, oltre a una maggiore sensazione di benessere generale. Coloro che erano stati preparati a sentire questi effetti hanno riportato effetti più forti di quelli che non erano stati innescati. Tuttavia, la forza di questi effetti non era correlata al fatto che la persona in questione avesse in mano un vero cristallo o uno falso. Coloro che credevano nel potere dei cristalli (misurato da un questionario) avevano il doppio delle probabilità rispetto ai non credenti di riferire gli effetti delle sensazioni del cristallo.

"Non ci sono prove che la guarigione con i cristalli funzioni oltre un effetto placebo", ha detto French. "Questo è lo standard appropriato per giudicare qualsiasi forma di trattamento. Ma se giudichi o meno la guarigione con i cristalli, o qualsiasi altra forma di [medicina complementare e alternativa], sia totalmente priva di valore dipende dal tuo atteggiamento nei confronti degli effetti del placebo".

Come ha sottolineato French, ci sono molte forme di trattamento che sono note per non avere alcun effetto terapeutico diverso dall'effetto placebo. Tuttavia, sebbene questi trattamenti possano farti sentire meglio temporaneamente, non ci sono prove che possano effettivamente curare malattie o curare condizioni di salute. Se soffri di un grave problema medico, dovresti cercare un trattamento da un medico autorizzato, non da un guaritore alternativo, ha concluso French.Infine, si deve considerare che l’aumento della richiesta di cristalli, può provocare danni ambientali e sfruttamento del lavoro minorile, come si evince da una indagine pubblicata The Guardian [4], nell’articolo si sottolinea che l’aumento della vendita di cristalli ha creato un vero e proprio business di parecchi milioni di dollari che sta portando ad una e vera devastazione di alcune regioni del pianeta particolarmente ricche di queste pietre, come il Madagascar, attraverso aziende dal comportamento, scusate il gioco di parole, non proprio “cristallino”. 
Alla luce di quanto scritto, la cristalloterapia, la possiamo tranquillamente relegare nel campo delle “medicine alternative”, solo folklore e nient’altro. 

Riferimenti:



[3] French, C.C, O’Donnell, H. and Williams, L. (2001) Hypnotic susceptibility, paranormal belief and reports of crystal power. British Psychological Society Centenary Annual Conference, Glasgow, 28 March 2001.

[4] https://www.theguardian.com/lifeandstyle/2019/sep/17/healing-crystals-wellness-mining-madagascar

Rigraziamenti

Per la stesura del presente articolo ringrazio:

  • Il Professore Pellegrino Conte, ordinario di Chimica presso l'Università di Palermo;
  • Il Dottore Carmelo Puglisi, dirigente medico presso ARNAS Garibaldi di Catania;
  • Il Dottore Gaetano Riva, responsabile U.O. di radiodiagnostica presso Clinica del Mediterraneo di Ragusa.

venerdì 12 marzo 2021



Medicina Quantistica, chi è costei?

Certo, sicuramente Planck non avrebbe mai immaginato che quello che è stato il frutto di una sua ricerca avrebbe prodotto una nidiata di pseudoscienze.In effetti, la teorizzazione dei quanti di energia e quindi del fotone, termine coniato da Albert Einstein, ha condotto alla nascita della Fisica Quantistica e ha rivoluzionato prima il mondo scientifico e poi, letteralmente, il mondo.
La miniaturizzazione che si è ottenuta nel campo dell'elettronica (ma fondamentalmente la stessa elettronica), che ci ha portato ad avere un universo in una tasca, è figlia dell'intuizione dei brillanti scienziati che hanno “inventato” la Fisica Quantistica.
Limitandoci al campo medico, uno dei più potenti strumenti diagnostici, la Risonanza Magnetica Nucleare, nasce proprio grazie alle applicazioni della Fisica Quantistica.
Tuttavia, al di là delle applicazioni tangibili come la RMN che vengono dalla Fisica dei quanti, è possibile imbattersi in tante patacche più o meno pericolose per la salute umana, infatti gironzolando per il web, sono centinaia i siti che propongono la Fisica Quantistica come soluzione, senza controindicazioni, per una pletora di malattie: dal semplice raffreddore al più impegnativo cancro, senza, tuttavia, alcuna indicazione sulla natura di tale patologia.
Ma cos'è la medicina quantica o quantistica?
In uno di tanti di questi siti leggiamo:

"La medicina quantica può essere definita come l’esplorazione profonda di quella che è la dimensione anatomo-energetica del nostro corpo. In questo, la medicina quantica, o quantistica, si interessa dell’energia vitale, considerata come veicolo essenziale di trasmissione e coesione delle corrette informazioni, sotto forma di frequenze, dalle quali dipende tutta la nostra vita. Nel campo della medicina bioenergetica, la medicina quantica interagisce con l’attività di strutture quali atomi, molecole, cellule, tessuti, organi e sistemi. L’energia vitale è contenuta in ogni cosa ed è presente dentro di noi, amministrando i peculiari rapporti energetici che strutturano lo stato di salute. Quando il flusso di questa energia viene perturbato, per diverse motivazioni, siano esse fisiche o psichiche, si riscontra un’alterazione del giusto rapporto tra le diverse energie dando luogo a sintomi e disturbi."

Come nella migliore tradizione delle pseudoscienze, se vuoi rendere credibile una cosa, infarciscila di parole difficile e termini, diciamo, tecnici.
Volendola fare semplice, l'idea di base è che gli organismi emettano dei "biofotoni", che questo "flusso di energia", possa essere misurato e che le fluttuazioni siano un chiaro indizio di una malattia.
A questo segue tutta una pratica di cure che affonda nello zoccolo duro delle "medicine alternative": dalla pranoterapia, alla medicina ayurvedica, passando dalla più consolidata omeopatia e non guasta neanche una dieta alimentare basata su cibi anch'essi "quantistici".
Certo l'uomo della strada potrebbe chiedersi, ma perché l'idea dei biofotoni è una cialtronata?
Il tutto sembra sia partito da un biologo russo, tale Alexander Gavrilovich Gurwitsch, secondo il quale ogni sistema biologico emetta spontaneamente quanti di luce. Fin qui tutto normale, dal momento che è stato verificato come sia possibile l’emissione di fotoni da parte di tessuti biologici per un effetto noto come bioluminescenza, che non ha origini termiche. Si tratta di una luce molto debole, non visibile a occhio nudo, che generalmente si trova al confine tra gli ultravioletti e lo spettro del visibile.
Da un suo esperimento eseguito sulle cipolle, avrebbe dimostrato l'esistenza di presunti raggi mitogenetici o radiazioni mitogenetiche, da lui ritenute onde simili alla radiazione ultravioletta e prodotte dalle cellule animali e vegetali durante la mitosi. Nei suoi esperimenti dimostrò che un germoglio di cipolla lasciato sviluppare al buio aumenta la sua velocità di crescita se posto vicino a un germoglio simile intero o a un triturato di meristema apicale di un altro germoglio. Questa rivoluzionaria teoria però non è mai stata comprovata da esperimenti successivi e addirittura lo stesso Gurwitsch dovette ammettere che le esperienze sulle cipolle non hanno dato risultati conclusivi, tanto che per interpretarli si è spesso ricorso ad ammettere che in certi casi esistesse un effetto mitogenetico positivo, in altri negativo (cioè che nelle cellule irradiate la mitosi fosse meno attiva che nelle altre), e, infine, in altri ancora, le cellule fossero insensibili alla radiazione mitogenetica.
Nonostante tutto questo, ecco che negli anni 70 un fisico tedesco Albert Fritz Popp, ritorna sull'argomento confermando l'esistenza di questi "biofotoni".
Il fatto è che ad oggi, nessuno studio "serio" ha mai dimostrato né l'esistenza di questi fantomatici biofotoni, né quale possa essere uno strumento capace di rilevare questi “quanti” di energia e stabilirne una reale differenza tra un soggetto sano e uno malato, al di là della mera fluttuazione statistica.
È rumorosa l'assenza nel mondo scientifico di una qualsiasi pubblicazione o ricerca che in qualche modo possa almeno dare un fondamento plausibile a questa "medicina quantistica".
Vogliamo concludere questa lunga trattazione con quanto scritto da Heisemberg, uno dei padri della fisica quatistica:

"In un periodo più antico della scienza – scrive Heisenberg – si distinguevano come gruppi diversi, minerali, piante, animali., uomini. […] Noi sappiamo ora che si tratta sempre della stessa materia, degli stessi componenti chimici, che possono appartenere a qualsiasi oggetto, a minerali, come ad animali o a piante. […] Ciò che può essere distinto è il tipo di connessione in un certo fenomeno […]"

Rimarca un altro illustre scienziato, Niels Bohr: 

"è impossibile guardare un organismo come un ben definito sistema di particelle materiali, alla stregua di quelli considerati nello studio delle ordinarie proprietà fisiche e chimiche della materia"

Per la stesura di questo articolo ringrazio il Prof. Pellegrino Conte, Ordinario di Chimica presso l'Università degli Studi di Palermo, per il prezioso aiuto.




mercoledì 3 marzo 2021



Tra Scienza e Pseudoscienza.

Vorremmo fare una premessa, quando si scrive di scienza non si può dirimere dall'introdurre il Metodo Scientifico, non ci dilungheremo, la sua definizione la trovate su qualsiasi testo scientifico, in due parole:

“Il metodo scientifico è quel procedimento mediante il quale si giunge a una descrizione vera della realtà, cioè oggettiva e verificabile.”

Ecco quindi in cosa consiste un fenomeno "dimostrabile scientificamente". Per farla breve questo vuole dire che:

· la scienza si basa su risultati di osservazioni e di esperimenti.

· i risultati devono essere (almeno in linea di principio) ripetibili e verificabili da altri scienziati.

· i risultati scientifici devono essere confutabili.

· il metodo sperimentale si fonda sull'autonomia della scienza; essa trova le sue verità indipendentemente dalla filosofia e dalla fede.

l procedimento usato nell'indagine scientifica per studiare i fenomeni sperimentalmente in laboratorio e giungere all'enunciazione di leggi comprende varie fasi:

1. osservazione;

2. individuazione del problema;

3. documentazione;

4. formulazione dell'ipotesi;

5. verifica sperimentale;

6. analisi dei dati;

7. comunicazione dei risultati;

8. ricerche e ulteriori verifiche;

9. enunciazione della legge.


Inutile scendere nei dettagli, sono arte nota, concludendo possiamo scrivere che: la scienza non afferma l'assoluta verità delle proprie affermazioni, al contrario una teoria scientifica deve essere ritenuta valida soltanto fino a quando riesce a spiegare i fenomeni noti e a fornire previsioni che siano verificabili sperimentalmente; una nuova teoria potrà soppiantarne una precedente solo qualora riesca a prevedere o spiegare fenomeni non previsti o non spiegati fino ad allora, inoltre essa sarà ritenuta "vera" solo se riesce a resistere ai tentativi di "falsificazione"; per tale motivo, l'attività degli scienziati, se da un lato consiste nel raccogliere nuovi dati e nel formulare nuove teorie, dall'altro, si svolge nel cercare di falsificare le teorie e le affermazioni altrui. In ambito scientifico, il ruolo della critica reciproca è di fondamentale importanza.
Cerchiamo invece di capire la differenza con le "Pseudoscienze".
Eccoci arrivati al problema, cosa sono le "pseudoscienze", partiamo dalla definizione tratta da Wikipedia:

Il termine pseudoscienza indica ogni teoria, metodologia o pratica che afferma, pretende o vuole apparire scientifica ma che tuttavia non mostra i criteri tipici di scientificità ovvero non ha alcun'aderenza al metodo scientifico (o metodo sperimentale), che è il metodo alla base della scienza moderna per dimostrare le proprie affermazioni e progredire. 

Quali sono le caratteristiche principali che contraddistinguono le "pseudoscienze" [1, 2, 3, 4]:

· affermazioni vaghe e imprecise su grandezze prive di specifiche misurazioni o per le quali si sostiene che non siano misurabili;

· affermazioni prive di verifica sperimentale oppure in contraddizione con altri risultati sperimentali;

· tendenza a modificare abitualmente la natura delle proprie asserzioni per sfuggire alle critiche;

· presentazione di risultati sperimentali privi di qualsiasi forma di peer review;

· violazione del rasoio di Occam, ovvero il principio secondo il quale per spiegare un dato fenomeno si debba preferire, tra le teorie possibili, quella con meno assunzioni possibili;

· denuncia di un presunto ostracismo della "scienza ufficiale", dovuto a chiusura mentale e interessi economici;

· mancanza di effettivo controllo sui risultati come l'utilizzo del doppio cieco nella sperimentazione;

· asserzioni che si afferma non siano state dimostrate come false e che quindi devono essere vere (o viceversa);

· asserzioni eccessivamente legate a prove testimoniali o esperienze personali;

· asserzioni che presentano dati che sembrano comprovare il risultato, ma che non tengono conto di altri dati che confliggono con esso, questo è un esempio di effetto di selezione ovvero una distorsione della prova o dei dati che ha origine nel modo in cui i dati sono raccolti.

· richiamare “l'olismo” come opposto al riduzionismo; coloro che propongono teorie pseudoscientifiche, in particolar modo nel campo della medicina alternativa spesso ricorrono al "mantra dell'olismo" per spiegare i risultati negativi;

· mancanza di evoluzione e progressi nel proprio campo, nella ricerca scientifica si commettono errori che tendono a essere eliminati nel tempo, al contrario, le pseudoscienze rimangono inalterate nel tempo a dispetto delle contraddizioni intrinseche;

· principio di maggioranza, si fa leva sul ragionamento: se migliaia di persone vi ricorrono, qualche cosa di vero deve pur esserci;

· principio d'autorità: nella pseudoscienza si riscontra la tendenza a fare accettare, senza possibilità di critica, il pensiero di una data persona (l'autorità) sulla base del fatto che questa deve essere considerata superiore.

Lo scrittore americano Chet Raymo [5] ha anche enunciato una serie di azioni con cui, i pataccari delle pseudoscienze, vendono le loro teorie farlocche:

· conferire alla teoria un'aura di scientificità;

· falsificare le credenziali di chi la propugna (ad es. qualificandolo come: Dottore o Professore);

· esporre la teoria in modo molto semplice, senza equazioni o formule complesse;

· non esitare a spiegare tutti i fenomeni che oggi la scienza non riesce a spiegare;

· mostrare almeno una dozzina di ricorrenze per ogni fenomeno che si vuole esistente;

· tenersi alla larga dalle superstizioni più ingenue (ad esempio gli oroscopi);

· porre l'individuo al centro di una fitta rete di influenze cosmiche;

· aggiungere un po' di sesso;

· non avere paura di lanciarsi contro la scienza istituzionale;

· tenere pronto il famoso passo dell'Amleto "ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, di quante ne sogni la tua filosofia".

Si potrebbe continuare all'infinito, ma volendo darci un taglio per non annoiare il lettore, possiamo concludere che la distinzione tra cosa è scientifico e cosa non lo è appare piuttosto netta. Certo in passato: parecchi scienziati (e le loro teorie) sono state derisi e messi all'angolo (Einstein, Planck, Darwin, Marconi, la teoria della tettonica a zolle, ecc..), però è anche vero che attraverso l'applicazione di un rigoroso metodo scientifico la maggior parte di essi è stata riabilitata e le loro teorie sono diventate i pilastri della scienza moderna, invece ciò che rientra in ambito "psudoscientifico" lì rimane, continuando a mettere sullo stesso piano tesi scientifiche e tesi pseudoscientifiche sulla base non delle prove a sostegno ma della percezione e della bravura dialettica del sostenitore delle teorie antiscientifiche.
Molti sostenitori delle pseudoscienze sono tali perché vorrebbero oltrepassare i limiti che la conoscenza scientifica impone; tuttavia le pseudoscienze pretendono di apparire scientifiche senza essere disposte a pagare il prezzo in termini di metodo rigoroso, inoltre, se anche le scienze ufficiali fossero tanto ottuse e conservatrici quanto vengono dipinte dai seguaci delle pseudoscienze, non si capirebbe allora il senso di tanta insistenza nel volersi definire scienze, se non per uno scopo propagandistico e pubblicitario.
Appare certo svilente, il buon Galilei si starà rigirando della tomba, che scrivendo, su un qualsiasi motore di ricerca, un qualche riferimento alle pseudoscienze: omeopatia piuttosto che cristalloterapia, i primi risultati rimandano a quei siti che li promuovono, trovando spesso in fondo quelli che criticano le stesse.
Ma non demordiamo, cercheremo di correggere la rotta, per questo dai prossimi articoli entreremo nel merito di alcune di esse, inizieremo con una delle ultime arrivate "La Medicina Quantistica".

Alla prossima.


[1] Gauch HG Jr. Scientific Method in Practice (2003)

[2] Lakatos I (1970) "Falsification and the Methodology of Scientific Research Programmes." in Lakatos I, Musgrave A (eds) Criticism and the Growth of Knowledge pp 91-195; Popper KR (1959) The Logic of Scientific Discovery

[3] Gauch HG Jr. (2003) op cit 269 ff, "Parsimony and Efficiency"

[4] Terence Hines, Pseudoscience and the Paranormal: A Critical Examination of the Evidence, Prometheus Books, Buffalo, NY, 1988. ISBN 0-87975-419-2. Thagard (1978) op cit 223 ff

[5] Il dubbio e la fede. L'elettrizzante contatto tra scienza e religione, Chet Raymo, Baldini Castoldi Dalai, 2008, ISBN 8860732115,

domenica 3 maggio 2020



Veganismo: carne, parte 3

Continuiamo la disamina sulla dieta vegana, altro cavallo di battaglia del veganismo è averlo definito come la nuova frontiera del benessere e del mangiar sano. Ma come stanno veramente le cose. Per esempio, quanto espone il nutrizionista ed esperto di salute naturale Luca Avoledo, nel suo volume “No vegan” (Sperling & Kupfer) in cui si fa finalmente chiarezza su una dieta che, avverte l’autore, non è sinonimo di benessere, come molti credono. L’autore nel suo libro spiega:

“oggi molti di coloro che seguono la dieta vegana non lo fanno per motivi etici, ma per presunte ragioni salutistiche, ritenendo che questo regime alimentare abbia più vantaggi dal punto di vista nutrizionale. Cosa che invece non è affatto vera”. 

E ancora 

“Si è diffusa infatti la convinzione che eliminare la carne e i derivati animali sia la scelta salutistica più opportuna. Ma è falso”. 

Ovviamente non ci si deve fermare a quanto detto da un solo esperto, andando in giro per internet troviamo anche il parere del dott. Giuseppe De Carlo, nutrizionista: 

“è importante specificare che la dieta vegana, a cui certamente va riconosciuto il beneficio legato all’elevato consumo di cibi vegetali (cereali, legumi, verdure e frutta), non può essere considerata una dieta completa ed equilibrata da seguire per tutta la vita come scelta di buona salute!"[1]. 

Altro parere fondamentale è quello dell’IARC (International Agency for Research on Cancer) vale a dire l'agenzia della World Health Organization dedita alla ricerca sul cancro, che in uno studio del 2014, pubblicato su The Lancet Oncology, stabilisce la possibile correlazione tra il consumo di carne e l’insorgenza di tumori, alcuni interessanti passaggi[2]: 

La carne rossa è stata classificata nel gruppo 2A (probabilmente cancerogena per gli esseri umani), cosa significa esattamente? 
Nel caso di carne rossa, la classificazione è basata su limitate evidenze da studi epidemiologici che mostrano una associazione positiva tra consumo di carne rossa e lo sviluppo del cancro colon-rettale. Prove limitate indicano che è stata osservata un'associazione positiva tra l'esposizione all’agente e il cancro ma altre spiegazioni per le osservazioni non possono essere escluse. 
La carne lavorata è stata classificata come gruppo 1 (lo stesso del tabacco e dell’amianto), cancerogena per l'uomo. Cosa significa? 

Questa categoria viene utilizzata quando esistono prove sufficienti di cancerogenicità nell'uomo. In altre parole, ci sono prove convincenti che l'agente causa il cancro. La valutazione è di solito sulla base di studi epidemiologici che mostrano lo sviluppo del cancro negli esseri umani esposti. Nel caso delle carni trasformate, questa classificazione si basa su prove sufficienti fornite da studi epidemiologici sul consumo di carne trasformata causano il cancro del colon-retto. 

Quanti casi di cancro ogni anno possono essere attribuiti al consumo di carne elaborata e carne rossa? 
Secondo le stime più recenti del Global Burden of Disease Project, una organizzazione di ricerca accademica indipendente, circa 34000 decessi per cancro all'anno in tutto il mondo sono attribuibili a diete ricche di carne lavorata. Mangiare carne rossa non è stato ancora stabilito come causa di cancro. Tuttavia, se segnalato, le associazioni hanno dimostrato di essere causali, secondo il Global Burden of Disease Project le diete ricche di carne rossa potrebbero essere responsabili di 50.000 decessi per cancro all'anno in tutto il mondo. Questi numeri sono in contrasto con circa 1 milione di decessi per cancro all'anno a causa del tabacco fumo, 600000 all'anno a causa del consumo di alcol e oltre 200000 all'anno a causa di inquinamento dell'aria. 

Dovrei smettere di mangiare carne? 
Mangiare carne ha benefici per la salute noti. Molte raccomandazioni sanitarie nazionali consigliano le persone a limitare l'assunzione di carni lavorate e carni rosse, che sono collegate a maggiori rischi di morte per malattie cardiache, diabete e altre malattie. 
Dovremmo essere vegetariani? 
Le diete vegetariane e le diete che includono la carne presentano diversi vantaggi e svantaggi. Tuttavia, questa valutazione non ha confrontato direttamente i rischi per la salute nei vegetariani e nelle persone chi mangia carne. Questo tipo di confronto è difficile perché questi gruppi possono essere diversi negli altri modi oltre al loro consumo di carne. 

Anche da parte dell’AIRC (Associazione Italiana per la Ricerca su Cancro) viene stabilito che[3]: 

“Nel mese di agosto del 2009 la rivista American Journal of Clinical Nutrition ha pubblicato alcune conclusioni del progetto EPIC (European Prospective Investigation into Cancer and Nutrition), un grande studio epidemiologico a cui ha contribuito anche AIRC. È la più vasta indagine svolta su una popolazione, per conoscere le relazioni tra dieta e salute. Coordinato dall'Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC), appartenente all'OMS (Organizzazione mondiale per la sanità), lo studio ha coinvolto 520.000 persone provenienti da 10 Paesi europei (Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Italia, Olanda, Norvegia, Spagna, Svezia e Regno Unito). 

Lo scopo dello studio EPIC è quello di investigare i rapporti tra dieta, fattori ambientali e stili di vita, con l'incidenza di cancro e di altre malattie croniche. 
In particolare, un'analisi recente ha mostrato che non c'è una relazione diretta tra quantità di carne, uova o latticini consumati e rischio di sviluppare un cancro del seno, mentre esiste con altri tipi di tumore, come quello del colon (soprattutto in relazione alla carne). I dati si riferiscono a oltre 320.000 donne di diversi Paesi europei. Solo la carne lavorata (insaccati, carne in scatola) sembra accrescere il rischio delle donne di ammalarsi di carcinoma mammario.” 

Continua: 

“Gli esperti ricordano quanto sia complesso dare una valutazione certa sui dati che emergono da queste indagini epidemiologiche, dal momento che le persone vengono interrogate su abitudini di vita che si sviluppano lungo l'arco di molti decenni. 
Quel che è certo, dicono gli autori, è che non siamo liberi di mangiare ciò che vogliamo e nella quantità che vogliamo, perché ci sono ricerche che dimostrano i benefici di una dieta ricca di vegetali, oltre ai danni derivati da un consumo eccessivo di proteine di origine animale. 
E poiché il cancro è una malattia che dipende da molti fattori, non basta intervenire su un singolo elemento per modificare in modo sostanziale il rischio a livello individuale, ma bisogna agire su tutte le abitudini sbagliate della persona. 
Un altro studio, effettuato da ricercatori dell'Istituto Karolinska di Stoccolma, ha valutato la relazione tra la quantità di acido linoleico coniugato (un elemento presente nei formaggi e nella carne di manzo) e lo sviluppo di tumore al seno. Gli studiosi non hanno notato alcun effetto benefico di questa sostanza (benché questa fosse l'ipotesi di partenza), ma nemmeno un effetto negativo.” 

I nutrizionisti inoltre concordano sul promuovere un regolare consumo di carne rossa di qualità. La carne rossa contiene ferro eme, ossia il tipo di ferro che si assimila meglio e in modo più efficiente rispetto al ferro non eme dei vegetali. Senza contare la vitamina B12, o cobalamina, di cui la carne rossa è ricchissima e che invece non è fornita dai vegetali. La sua assenza nella dieta prova pericolose anemie, gravi depressioni e disturbi, nonché danni permanenti, del sistema nervoso. E poi altre vitamine come la D, il selenio e lo zinco, che difficilmente i vegani introducono nella loro dieta. Ecco perché una dieta vegana può portare a scompensi neurologici e ossei. Cancro da una parte, danni neurologici e ossei dall'altra. Ovviamente, non si raggiunge una conclusione, in ogni caso una dieta vegana ha un valore limitato, poiché un regime alimentare di questo tipo, oltre ai "pro", ha anche dei "contro" considerevoli. A ciò si aggiunge che non vi sono reali dimostrazioni della pericolosità della carne rossa (tanto più che anche il consumo di grassi saturi è stato sdoganato [4]) e, anzi, che questa offre dei nutrienti irrinunciabili per il nostro organismo. Invece chi la sostiene per motivi salutistici, magari denigrando gli onnivori, bè, forse dovrebbe limitarsi a vivere la propria scelta senza diffondere allarmismi senza alcun senso. La dieta vegana è un regime alimentare da vivere come scelta personale, tenendo conto che ha dei pro e dei contro come la più onnivora delle diete. 

Bibliografia 


[2] https://www.iarc.fr/wp-content/uploads/2018/07/Monographs-QA_Vol114.pdf 


[3] https://www.airc.it/cancro/prevenzione-tumore/alimentazione/dieta-vegetariana-pro-e-contro 


[4] https://en.wikipedia.org/wiki/Saturated_fat_and_cardiovascular_disease

lunedì 27 aprile 2020

Veganismo: latte e derivati, parte 2


Su questo alimento esistono svariate luoghi comuni: “il latte causa il cancro”, “il latte causa osteoporosi”, “il latte non è un alimento naturale” sono solo alcune delle frasi che si possono trovare su internet. Cerchiamo di capire per bene se c’è qualcosa di vero o sono solo leggende metropolitane: non tutte le indicazioni prudenziali sul latte sono da scartare al 100%, spesso si tratta di avere solo un approccio meno intransigente per riuscire a trovare la verità. Prima di tutto presentiamo cosa è il latte.
La definizione a norma di legge (art. 15 r.d. 994 del 9 maggio 1929) del latte è: il prodotto ottenuto dalla mungitura regolare, ininterrotta e completa della mammella di animali in buono stato di salute e di nutrizione[1]. La maggior parte della produzione avviene nei paesi europei (compresi quelli extra UE), 24%, e in Nord, Centro e Sud America con un 29% complessivo, invece alcune regioni molto popolate hanno un apporto relativamente basso: per esempio le regioni asiatiche hanno in totale il 60% della popolazione mondiale, ma non raggiungono il 30% della produzione mondiale di latte, contro la regione europea che ha solo il 3% della popolazione mondiale. Forse è per questa sproporzione che molti pensano sia un alimento da evitare: se la maggior parte della popolazione fa un consumo tutto sommato modesto di questo alimento deve essere frutto di un qualche tipo di abitudine occidentale, quindi per definizione sbagliata.
Cominciamo ad analizzare alcune delle affermazioni sopra riportate.

Il latte causa il cancro

La letteratura scientifica è ricca di studi che analizzano il legame tra consumo di latte e latticini e il rischio di sviluppare un cancro, e anche di analisi che prendono in considerazione i dati di più studi sulla stessa patologia (le metanalisi) per dare maggior autorevolezza ai risultati delle singole ricerche e fare in un certo senso il punto della situazione. Nel 2018 è stata pubblicata sulla rivista BMJ Open una panoramica delle revisioni sul tema, partendo dall’analisi di 42 pubblicazioni dal 1991 al 2017 sull’impatto del consumo giornaliero di latte e latticini, gli autori giungono alla seguente conclusione:

“The association between dairy consumption and cancer risk has been explored in PMASRs with a variety of study designs and of low to moderate quality. To fully characterise valid associations between dairy consumption and risk of cancer and/or mortality rigorously conducted, PMASRs including only high-quality prospective study designs are required.”[2]

In definitiva servono studi di alta qualità e condotti secondo protocolli specifici per poter davvero caratterizzare la relazione tra latticini e cancro. Guardando più in dettaglio i risultati si nota che:

  • per i tumori del tratto gastrointestinale (esofago, stomaco, pancreas e colon-retto) alcuni lavori mostrano una diminuzione del rischio di ammalarsi associata al consumo di latticini, mentre altri non trovano legamisignificativi;

  • per i tumori che dipendono dagli ormoni (prostata, seno, endometrio e ovaio), i risultati sono ancora più eterogenei e lo stesso vale per tumori che colpiscono rene, tiroide e polmone.

Una revisione della letteratura pubblicata su Scientific Report nel 2016, in cui sono stati riviste 32 pubblicazioni, è arrivata alla seguente conclusione:

“In conclusion, our meta-analysis demonstrates that dairy product or calcium intake is not significantly associated with lung cancer risk. Although it is a negative finding, it provides a conclusive answer to the issue, and reveals an intrinsic connection based on the current evidence.”[3]

Ancora uno studio dell’ottobre 2019 i cui risultati sono stati pubblicati su JAMA Oncology suggerisce:

“Dietary fiber and yogurt consumption was associated with reduced risk of lung cancer after adjusting for known risk factors and among never smokers. Our findings suggest a potential protective role of prebiotics and probiotics against lung carcinogenesis.”[4]

E di esempi come questo la letteratura scientifica è colma ed orientarsi nella marea di studi disponibili è decisamente complesso. Per avere un quadro più chiaro è però possibile affidarsi alle conclusioni riportate dagli esperti nel Rapporto 2018 su Dieta, nutrizione, attività fisica e cancro pubblicato da World Cancer Research Fund (WCRF)[5]. Dopo aver analizzato la letteratura disponibile, i ricercatori hanno identificato una probabile diminuzione del rischio di sviluppare un tumore del colon-retto legata al consumo di latte e derivati, mentre le prove sono limitate per quanto riguarda la diminuzione del rischio di tumore del seno in pre-menopausa. Presenti, seppur limitate, anche prove a sostegno di un aumento del rischio di ammalarsi di tumore della prostata.
Nonostante molti punti siano ancora da chiarire, i dati disponibili non fanno pensare a un’associazione tra consumo di latte e derivati e aumento del rischio di tumore. Per quanto riguarda il tumore del colon-retto, sembra addirittura che sia vero il contrario, e che questi alimenti possano avere un effetto protettivo. In attesa che si arrivi a risposte più chiare è opportuno seguire le raccomandazioni degli esperti e non eccedere nel consumo, incorrendo in possibili effetti dannosi (per esempio problemi cardivascolari).

Il latte causa l’osteoporosi

Per quanto riguarda l’osteoporosi, molti pensano che il latte (e i latticini) siano pericolosi per la salute delle ossa. La ricchezza in proteine del latte influirebbe sul mantenimento del pH del sangue, che ricordo è compreso tra 7.35 e 7.45. La teoria vuole che un maggiore introito proteico abbassi il pH del sangue, che dovendo rimanere fisso costringe il corpo a creare dei tamponi chimici contenenti calcio, che poi vanno smaltiti con le urine, causando quindi una perdita netta di calcio. Contro questa ipotesi esistono diversi articoli che dimostrano il contrario, per esempio uno studio del 2010 in cui si dimostra che un maggiore introito di proteine non fa che migliorare la condizione delle ossa, prevenendo l’osteoporosi[6], altri invece portano alle conclusioni che l’assunzione di latte e derivati non aiutino a prevenire l’osteoporosi[7-8]. Anche fosse vera, comunque, il latte intero apporta 3.3 g di proteine su 100 g di prodotto, una colazione abbondante è mediamente da 300 g di latte, cioè circa 10 g di proteine. Sono tante? Per saperlo dobbiamo considerare i fabbisogni suggeriti, che ci dicono che la quota proteica raccomandata è di 0.9 g di proteine per ogni kg di peso corporeo[8]. 10 g di proteine quindi corrispondono a circa un quinto del fabbisogno quotidiano di una donna da 55.5 kg circa. Non proprio una gran quantità. Al di là delle proteine, ci si potrebbe comunque chiedere se il latte abbia un qualche effetto sulla perdita di calcio. Anche quest’ipotesi è stata smentita da un ampio lavoro[9]: non esiste prova che il latte abbia un effetto sul pH del corpo. In conclusione, dalla letteratura scientifica non arriva una risposta definitiva né che il latte curi l’osteoporosi né che la provochi: gli studi più recenti confermano l’assoluta indifferenza tra chi consuma latte e latticini e chi non li consuma nella prevenzione di questa malattia.


Il latte non è un alimento naturale

In effetti il nostro organismo è “programmato” per consumare il latte materno nelle prime fasi della vita grazie a un enzima, la lattasi, che permette di digerire il lattosio (lo zucchero presente nel latte) dividendolo nelle sue due componenti, galattosio e glucosio. Con l'avanzare dell'età, la quantità di lattasi nell’organismo spesso diminuisce, ecco la ragione alla base delle difficoltà di molte persone nel digerire latte e latticini che, in alcuni casi, può trasformarsi in una vera e propria intolleranza al lattosio. Proprio la “natura”, però, è intervenuta con modifiche a livello genetico nel corso dei millenni, consentendo ad alcuni soggetti di mantenere buoni livelli di lattasi anche in età adulta e potersi cibare così di latte senza problemi. È un classico esempio di evoluzione. Sembra che la capacità di digerire il latte sia comparsa soprattutto in quelle popolazioni di allevatori che trovavano un vantaggio selettivo nel mangiare questo alimento. Il motivo per cui gli uomini, o meglio, soprattutto alcune popolazioni specifiche, abbiano sviluppato questa capacità non è chiara, esistono varie ipotesi ma nessuna conclusiva, si sa solo che è una risposta adattativa a una pressione selettiva ambientale1[0-11]. L’intolleranza al lattosio è effettivamente la situazione normale se consideriamo i mammiferi in generale: nessun animale normalmente si ciba di latte in età adulta, così nessun animale, normalmente, conserva la capacità di digerire il lattosio, in definitiva è stata una mutazione che permette agli esseri umani di bere latte questa mutazione non è artificiale, ma è assolutamente naturale!
In conclusione, la capacità di bere latte appare come una chiara risposta a carenze alimentari.

Il latte contiene pus

Questa voce deriva dal fatto che sia inevitabile trovare, nel latte crudo, contaminazioni di cellule somatiche, ovvero cellule epiteliali e globuli bianchi. Probabilmente molti pensano che questa composizione sia la stessa del pus, quindi fanno l’equivalenza. Però questa non è una reazione infiammatoria come quella da cui deriva il pus, ma la normalissima composizione del latte. Pensiamoci un attimo: l’allattamento da madre a figlio per l’uomo (e non solo) ha anche un altro ruolo oltre quello del nutrimento: la copertura immunitaria. In pratica l’allattamento è il modo in cui la madre aiuta a far rimanere in salute il cucciolo. Nella vacca vengono quindi passati anche globuli bianchi, che comunque la comunità europea regola finemente[12]. In ogni caso, il numero di cellule può effettivamente servire come campanello d’allarme per scovare eventuali infezioni della vacca, e la legge europea impone che se si superano i limiti si debbano avvertire le autorità sanitarie, prendendo tutte le misure del caso.

In conclusione: è normale trovare cellule all’interno del latte, finché non superano un certo numero — e allora segnalano un’infezione — non c’è alcun pericolo, e di certo non è pus, che è il risultato di una potente reazione immunitaria.

Altre amenità intorno al latte li potete trovare sul sito dell’AIRC[13] e sul blog Dietcuriosity.

Bibliografia

1. Latte nell’Enciclopedia Treccani. 

2. Maya M.Jeyaramn et. Al. “Dairy product consumption and development of cancer: an overview of reviews” BMJ Open, 2018: CRD42017078463.

3. Yang, Y. et al. Dairy Product, Calcium Intake and Lung Cancer Risk: A Systematic Review with Meta-analysis. Sci. Rep. 6, 20624; doi: 10.1038/srep20624 (2016).

4. Jae Jeong Yang et al. “Association of Dietary Fiber and Yogurt Consumption With Lung Cancer Risk” JAMA Oncol. Published online October 24, 2019. doi:10.1001/jamaoncol.2019.4107.

5. WCRF-AICR Diet and Cancer Report. Available at: http://www.dietandcancerreport.org/.

6. Cao JJ, Nielsen FH. Acid diet (high-meat protein) effects on calcium metabolism and bone health. Curr Opin Clin Nutr Metab Care. 2010;13(6):698–702. doi:10.1097/MCO.0b013e32833df691.

7. Feskanich D, Willett WC,Stampfer MJ, Colditz GA. Milk, dietary calcium, and bone fractures in women: a 12-year prospective study. Am J Public Health 1997;87(6).992-7. Available at:https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/9224182.

8. Feskanich D, Willett WC, Colditz GA. Calcium, vitamin D, milk consumption, and hip fractures: a prospective study among postmenopausal women. Am J Clin Nutr. 2003;77(2):504–11. Available at: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/12540414. 

9. Fenton TR, Lyon AW. Milk and acid-base balance: proposed hypothesis versus scientific evidence. J Am Coll Nutr. 2011;30(5 Suppl 1):471S–5S. Available at: http://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/22081694. 

10. Tishkoff SA, Reed FA, Ranciaro A, et al. “Convergent adaptation of human lactase persistence in Africa and Europe.” Nat Genet. 2007;39(1):31–40. doi:10.1038/ng1946.

11. Evolutionary Adaptation and Positive Selection in Humans. Available at: http://www.nature.com/scitable/topicpage/evolutionary-adaptation-in-the-human-lineage-12397” 2014. 

12. EUR-Lex – 31992L0046 – IT. Available at: http://eur-lex.europa.eu/legal-content/IT/TXT/HTML/?uri=CELEX:31992L0046&from=IT. Accessed August 10, 2014

13. AIRC “Latte e latticini aumentano il rischio di cancro?”, 2020.